Conta più lo strumento tecnico o il talento?

Quanto conta lo strumento tecnico? e il talento?  Il racconto breve della mia esperienza fra occhi che si illuminano e obiettivi fissi che fanno muovere il culo e spostare il punto di vista. Assaporare piccoli dettagli come uno chef fa col suo piatto.

scintille di saldatura
scintille di saldatura
scintille di saldatura
formaggio morbido alle noci

Era il 2000 quando ancora all università ho deciso che avrei fatto il fotografo. Di sicuro all ora non mi immaginavo nemmeno lontanamente che poi avrei anche imparato a fare video, che mi sarei appassionato allo Storytelling e al Visual marketing. Avevo una sicurezza, complice anche Silvano, il fotografo che mi ha preso per mano e mi ha insegnato a fare le foto: per essere un buon fotografo è fondamentale l attrezzatura.

Da lì nel 2006 quando ho iniziato il mio percorso lavorativo cercai di non esimermi da tutto ciò e iniziai con una Canon Eos 1 ds mark II. L ammiraglia Canon, corredata con un 24-70 f 2,8 della serie L e il super obiettivo che adoro il 90 ts-e.

Come inizio non fu niente male… I risparmi di una adolescenza da studente/cameriere volati in meno di un giorno. Attrezzatura al top e tanta voglia di iniziare a fare bene.

Ma avrei potuto iniziare diversamente? Magari con una fotocamera più economica? Quanto conta davvero l aspetto tecnico? Quanto la facilità di utilizzo di questi strumenti? È necessario avere migliaia di euro di attrezzatura per fare belle foto?

Possiamo paragonarlo un po al cibo in effetti, si può cucinare bene nel forno di casa, ma se hai un forno professionale e lo sai usare i risultati sono diversi. Parlo di costanza di risultati. Ovviamente se hai il talento, forse ti sarebbe sufficiente anche il “dolce forno”.

Non mi fraintendere non dico di essere un top chef nel mio lavoro. Ma quello è il mio sogno. È l’ obiettivo a lungo termine da raggiungere.

Altro aspetto importante: avere investito un sacco di soldi mi ha sicuramente reso più determinato nel perseguire il mio obiettivo. Inoltre avere questa fotocamera ha aperto delle porte perché al periodo era la prima ed unica fotocamera reflex con ben 16 mp e alcune riviste compravano i servizi fotografici solo se fatti con fotocamere da lì in su.

Le prime volte quando andavo a fare le foto, magari al battesimo o al matrimonio e alcuni dicevano: “è arrivato il fotografo!” I miei occhi si illuminavano. Quella parola, mi riempiva di orgoglio, ma anche faceva percepire bene tutto il peso della responsabilità che avevo.  Senza dubbio, avere un attrezzatura top sicuramente mi tranquillizzava.

Passando il tempo mi sono accorto di giovani fotografi con attrezzature peggiori delle mie che facevano foto davvero brillanti, nitide, insomma dall’ aspetto professionale. Avvicinandomi a loro ho notato quanto un approccio corretto al foto ritocco riuscisse a dare alle foto quella patina, quel mood che caratterizza una foto pro.

Voglio essere chiaro fino in fondo. Non parlo di bellezza in senso comunicativo, di racconto, di storia. Parlo di professionalità, di qualità dell’ immagine, di quelle sfumature che un ottimo chef sa riconoscere e apprezzare in quel piatto e che sfuggono alla maggior parte dei commensali.

È fuori ogni dubbio che una foto comunicativa si fa con qualsiasi strumento, dal telefono alla fotocamera da 100 megapixel. Che se siamo bravi comunicatori le nostre foto parleranno anche se fatte con uno smartphone. Instagram è stupendamente pieno di fotografi superlativi. Quello di cui parlo è nei piccoli dettagli, nella naturalezza dell incarnato, nella realtà del dettaglio, nella gamma di colori e luci che compongono la fotografia, nelle sfumature dei bianchi e dei colori.

marocco, moto sul bordo del canyon

Parlo di attenzioni nella composizione, di rispetto del soggetto, del suo spazio e del suo essere. Parlo di equilibrio fra reale e surreale.

Io non amo il fotoritocco, lo trovo a volte troppo invadente e credo che sminuisca il mio lavoro. Ma se serve ad ottenere un risultato che non si può raggiungere diversamente o solo con un dispendio di energie e tempo troppo superiore, allora ben venga.

Amo la “meraviglia della naturalezza”, a volte un po’ accesa, magari anche al limite della realtà o leggermente oltre, ma sempre naturale. Per questo, per questa mia volontà di vedere nelle mie immagini gli oggetti, le persone, i colori naturali ma belli, ho bisogno di mezzi tecnici che mi soddisfino.

Gli strumenti che ho acquistato da poco sono la Canon Eros 5dsR e la 1 dx mark II, il 45 ts-e e il 180mm macro. La prima è una super fotocamera da 50mp senza il filtro per il moire, ha una profondità, una tridimensionalità che non rivedevo dai tempi della mia hasselblad 500 c, ma in più oltre a quello, porta con se tutti i doni del digitale. Nitidezza estrema, colori naturali e una bella gamma dinamica. La 1 dx Mark II l’ ho presa davvero da pochi giorni, e ad essere sincero il lato che più mi affascinava di questa fotocamera è l anima video che ha. Una reflex che produce video in 4K a 60 fps e Slowmotion a 120 fps, mi permette di sperimentare tecniche diverse, mai provate..

Inoltre questa fotocamera è velocissima nella messa a fuoco e produce dei file davvero piacevoli alla vista e robusti alla postproduzione. La gamma iso molto ampia mi permette di osare anche con diaframmi diversi, e tempi di scatto velocissimi, anche in condizioni di luce sfavorevoli. Questo mi permette di cogliere atmosfere che non avrei saputo cogliere altrimenti. Tutto però mantenendo quella naturalezza di cui per indole ho bisogno.

Ho accennato anche alle lenti, un altro fattore fondamentale, forse anche più delle fotocamere. Io sono innamorato delle lenti fisse. Perché sempre come nel cibo non chiedi al terreno di Bronte di farti delle ottime zucchine, sai che lui è in grado di donarti degli stupendi pistacchi. E se vuoi mangiare degli ottimi pistacchi sai che quelli sono i migliori. Per la fotografia non ho mai creduto negli zoom, comodissimi e utili per iniziare. Sono lenti che fanno molte cose, ma in nessuna di quelle raggiungono l eccellenza. Quando prendo il 50mm 1,2 io so quello che mi aspetto da lui e lui lo fa. Se prendo il 50mm 2,5 compact macro so bene che lui ha tutto un altro carattere, così come se prendo il 50 1,8… Parliamo sempre di 50mm ma ognuno di questi ha la sua personalità.

Come può uno zoom competere? Poi C è un altro fattore che adoro delle lenti fisse: non sei mai nel posto giusto, o troppo vicino o troppo lontano, ogni volta che fai una foto devi muovere il culo e trovare l angolazione giusta per la foto. Questo ti cambia il punto di vista e quella che pensavi fosse l unica inquadratura come per magia diviene irrealizzabile e lascia spazio a una nuova composizione che prima non pensavi minimamente potesse esistere.

Molto più semplice zoommare…

Insomma lo scopo è proprio quello di costringersi ad andare oltre. Avere uno strumento potente sempre a disposizione mi mette in condizione di far frullare il mio neurone a forte velocità, in cerca o per realizzare idee. Spostare il mio punto di vista e inventare nuove inquadrature, nuove tecniche. Anche se a piccoli passi, ogni giorno andare un po’ più in là.

“Il cambiamento dovrebbe essere un amico. Dovrebbe accadere perché programmato, non a seguito di un incidente” (Crosby Philip B)

Essere abituato al cambiamento spero mi faciliti quando quegli incidenti arriveranno e sarò costretto per forza a cambiare. buona Luce.

crostata di cioccolato con lamponi freschi e marmellata
pasta fresca e erbe aromatiche
pasta fresca e erbe aromatiche
2018-05-14T09:16:12+00:00 14 ottobre 2016|Blog, Stories, Training, Video|

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Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l'immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere. (da Henri Cartier-Bresson, Contrasto, 2004)